I 10 migliori giochi da tavolo del 2020



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The Crew. Alla scoperta del pianeta nove
Nonostante l’aspetto innocuo, The Crew merita a buon diritto il proprio posto tra i migliori titoli del 2020 non solo per i giocatori occasionali ma anche per gli appassionati di card game. Una serie di brillanti idee trasforma quella che sarebbe stata una variante del popolare gioco del tressette o della briscola in un gioco cooperativo in grado di dare assefuazione.

I giocatori vestono le ingombranti tute di astronauti impegnati in 50 missioni di difficoltà crescente, alla ricerca del misterioso “nono pianeta”. Ogni giocatore ha i propri compiti da svolgere e dovrà interpretare al meglio la situazione al tavolo e giocare la propria mano per prendere solo ed esclusivamente le carte giuste. Le dimensioni portatili e il prezzo contenuto sono dei punti di forza in più per un titolo che è diventato uno dei maggiori successi internazionali dell’anno passato (di Thomas Sing, edizioni Giochi Uniti, 2-5 giocatori, 20 min., 15 euro)

Gloomhaven
Dopo anni di attesa è arrivato in Italia nel 2020 il colossale Gloomhaven, un gioco già entrato nella storia dei board game. Definito da molti il dungeon crawler definitivo, il capolavoro di Isaac Childress, nato su Kickstarter nel 2015, è in realtà un gioco cooperativo dall’ambientazione fantasy e dalle meccaniche euro, ovvero basato sulla gestione ragionata del mazzo di azioni del proprio personaggio con una totale assenza di dadi e ben poca fortuna in ballo.

Ogni missione tra le circa 100 presenti è di fatto un intrigante puzzle da risolvere e, cosa non scontata nel genere, è proprio il gameplay più che l’esplorazione il vero punto di forza di Gloomhaven. Imperdibile per tutti gli hardcore gamer e per gli appassionati di fantasy, è meno accessibile per tutti i giocatori casuali a causa del prezzo elevato e dell’impegno richiesto dalla campagna (di Isaac Childress; edizioni Asmodee Italia, 1-4 giocatori, 60-120 minuti, 140 euro)

Pandemic Legacy: Season 0
La terza “stagione” di Pandemic Legacy è in realtà un prequel agli altri due capitoli della serie, ed è forse il gioco migliore in una serie già eccezionale. Facciamo un salto indietro nel tempo, agli anni ’60, quando un gruppo di medici, spie, scienziati si ritrova coinvolto in un intrigo internazionale degno della Guerra Fredda.

L’Unione Sovietica sta infatti sviluppando una misteriosa arma biologica, il misterioso Progetto Medusa. I giocatori dovranno scoprire e sventare il complotto, tenendo a bada – questa volta – non già dei virus, ma le contro-spie e gli agenti sovietici, che aumentano via via il loro livello di sorveglianza sulle località della mappa.

Ai meccanismi di gioco già ben collaudati si aggiungono gradite novità che verranno svelate gradualmente, colpi di scena, conseguenze inattese e un’atmosfera ottimamente resa dai componenti di gioco: passaporti per i giocatori, adesivi per personalizzare i propri alias, carte illustrate con toni retrò (di Rob Daviau, Matt Leacock; edizioni Asmodee, 2-4 giocatori, 60 minuti, 79,90 euro)

Visconti del regno occidentale
Nell’ambito dei libri, dei fumetti e dei film è prassi comune trovare delle trilogie che illustrano archi narrativi lunghi anche secoli. Nel mondo dei giochi da tavolo, la serie ideata da Shem Phillips e S J Macdonald è quasi un unicum: tre titoli con meccaniche differenti e originali che raccontano la storia dell’impero carolingio tra l’850 e il 950 d.C.

Dopo le cattedrali degli Architetti e l’età dei Paladini è giunto il momento della corruzione e della decadenza. Il regno è vicino alla fine e i giocatori, nei panni di Visconti, dovranno fare appello alla buona volontà del popolo e inaugurare un futuro di povertà o prosperità. Il gioco si basa su un castello di meccanismi perfettamente integrati tra di loro: la gestione della mano di carte, l’accumulo di risorse, la costruzione di edifici, il piazzamento lavoratori, la collezione di set di manoscritti e altro ancora. Il risultato è un titolo complesso ed appagante, rivolto a giocatori mediamente esperti ma non inaccessibile a tutti gli altri, con molte strade e molte strategie per arrivare alla vittoria.

Uno dei migliori giochi del 2020, e la degna conclusione di un’ottima trilogia (di Shem Phillips e S J Macdonald, edizioni Fever Games, 1-4 giocatori, 60-90 minuti, 45 euro)

Tainted Grail: la caduta di Avalon
Avalon, la patria di Re Artù e Merlino, è caduta, preda di conflitti interni e di una strana, oscura influenza mistica. Mostri orribili infestano le campagne e solo un manipolo di reietti rimane per mantenere accesa la fiaccola della speranza, lì dove i migliori eroi del regno hanno già fallito.

Insieme a Gloomhaven, ecco l’altro peso massimo dei giochi fantasy usciti nel 2020, anche in termini di prezzo, dimensioni e contenuti. Tainted Grail è prima di tutto un gioco narrativo e di esplorazione dove l’atmosfera la fa da padrona. Nell’arco di una lunga e avvincente campagna, i giocatori sono chiamati a esplorare un mondo dark fantasy in rovina e sconfiggere il male che lo infesta.

Un grande libro-gioco permette di scegliere la direzione da seguire, ove ogni azione avrà le proprie conseguenze, mentre il combattimento e la diplomazia si basano su un gioco di carte e crescita del personaggio. L’esperienza definitiva per chi gioca in solitario, perde appeal all’aumentare del numero di giocatori al tavolo, sino a diventare a malapena accettabile in 3 e assolutamente sconsigliato in 4 (di Krzysztof Piskorski, Marcin Świerkot; edizioni Giochi Uniti, 1-4 giocatori, 125 euro)

Spirit Island
Un altro gioco cooperativo entra a gamba tesa nella classifica del 2020. Spirit Island rappresenta un’evoluzione del genere reso popolare da Pandemic: un board game di controllo dell’area e gestione delle minacce, in cui i giocatori interpretano i vendicativi spiriti di un’isola invasa dai coloni occidentali.

I punti di forza di Spirit Island sono indubbiamente due, ma sono anche i fattori che lo rendono adatto esclusivamente a giocatori esperti: la completa asimmetria tra le facoltà degli spiriti, che diventano sempre più potenti sino a poter invocare vere e proprie calamità sugli invasori, e la tensione causata dalla necessità di collaborare al meglio per contrastare il proliferare dei coloni. Un classico moderno a tutti gli effetti, consigliato però ai giocatori esperti (di R. Eric Reuss; edizioni Ghenos Games, 1-4 giocatori, 90-120 minuti, 79,90 euro)

Forgotten Waters
Brillante, immediato e con un’ambientazione unica: Forgotten Waters riesce ad essere uno dei migliori giochi narrativi in un 2020 già affollato di esponenti del genere. Quale altro titolo, in fin dei conti, pone sino a 7 giocatori tutti insieme nei panni di pirati con il mal di mare, pirati chef, pirati oratori o pirati innamorati?

L’improbabile ciurma è poi sguinzagliata in lungo e in largo per i sette mari, per compiere 5 missioni indipendenti l’una dall’altra che rappresentano ciascuna una partita di 2-3 ore. Ogni pirata ha il proprio ruolo al servizio del capitano: lo scrivano mantiene il diario di bordo, il bottaio si occupa degli approvvigionamenti, il nostromo controlla le condizioni dello scafo della nave, e così via. I pirati si spostano di luogo in luogo esplorando gli oceani e prendendo frenetiche decisioni (con un timer da 40 secondi) sulle azioni da intraprendere ogni volta.

I singoli pirati possono lavorare per il bene comune o concentrarsi sul guadagnare esperienza (o infamia) e diventare sempre più bravi a svolgere i propri compiti, ma il rischio per chi è troppo egoista è quello di provocare un ammutinamento e far fallire la missione. Il gioco ideale per passare una serata in allegria con un gruppo di amici ben affiatati (di Mr. Bistro, J. Arthur Ellis, Isaac Vega; edizioni Asmodee Italia, 1-7 giocatori, 120-140 minuti, 50 euro)

It's a wonderful world
Sarebbe facile sottovalutare It’s a wonderful world considerandolo come una variante del ben più noto 7 Wonders. In entrambi i casi, infatti, si parla di giochi di carte basati sul meccanismo del drafting (la selezione di una o più carte da una mano, con le restanti che vengono passate agli altri giocatori) e con lo scopo di costruire la civiltà più possente e un motore economico efficiente.

In realtà, It’s a wonderful world ha vari assi nella manica che lo rendono una delle novità più interessanti del 2020, inclusa una maggiore attenzione alla pianificazione strategica di lungo periodo rispetto alla tattica di breve, e un effetto a cascata delle attività produttive che può regalare grandi soddisfazioni ai giocatori più attenti.

Tra i punti di forza vi è sicuramente la modalità campagna (e post-campagna) che supporta sino a 6 giocatori, contenuta però in un’espansione separata con elementi legacy (di Frédéric Guérard, edizioni Studio Supernova, 1-5 giocatori, 30-60 minuti, 44,50 euro)

Iwari
Cinque tribù collegate a cinque diversi biomi di una terra mistica. Solo una potrà dominare sulle altre, esplorando e controllando le varie regioni del mondo.

I giocatori dovranno decidere come utilizzare le proprie carte – ciascuna associata ad un tipo di territorio – per piazzare tende e totem e ottenere così la maggioranza sul maggior numero di regioni possibili. Attenzione, però: il punteggio viene calcolato in base a uno schema piramidale, cui contribuiscono le postazioni degli avversari più forti.

Il conflitto è inevitabile e prende forma non solo nel controllo delle zone, ma anche nel tentativo di costruire delle tratte di almeno quattro tende consecutive. Iwari è un gioco di controllo delle aree che coniuga strategia e tattica, caratterizzato da una grafica eterea e da un elegante meccanismo astratto (di Michael Schacht, edizioni GateonGames, 2-5 giocatori, 45-60 minuti, 45 euro).

Kill the unicorns
Non poteva mancare in classifica il board game dichiarato Gioco dell’anno a Lucca Changes 2020. Kill the unicorns è un gioco di carte per 3-6 giocatori che prende piede da una premessa assurda quanto i pucciosi componenti che ne affollano la scatola rosa. Una landa incantata è invasa dagli unicorni, le cui… esalazioni gassose sono talmente metifiche da mettere in pericolo il benessere e la vita di tutti gli altri abitanti del regno.

Ecco allora che i giocatori possono armarsi di licenza di uccidere e partire a caccia dei pestilenziali unicorni. Nell’arco di quattro round ogni partecipante, nei panni di un personaggio unico dotato di un potere speciale asimmetrico, dovrà decidere se investire le proprie preziose risorse e trappole per provare ad acciuffare un unicorno.

In una sorta di asta alla cieca in cui i pareggi si annullano, è spesso il terzo (o il quarto, o il quinto…) litigante a godere, e chi non porta a casa un trofeo può sempre consolarsi spendendo le risorse rimaste in un mercatino nero che garantisce bonus e abilità alquanto macabri. Un gioco a metà strada tra il party game e il filler, valido con vari conteggi di giocatori e divertente soprattutto grazie al tema e alle illustrazioni sempre sorprendenti (di Cyril Besnard, Loïc Chorvot, Alain Fondrille; edizioni Primus Games, 3-6 giocatori, 25-45 minuti, 24,95 euro)

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